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GIUS. LATERZA & FIGLI
TIPOGRAFI-EDITORI-LIBRAI
1911
Eccellentissimo principe, onoratissime gentildonne e voi generosissimispettatori che tratti dalla fama della bellezza d'Olimpia—che cosíha nome questa comedia—con degno apparato, con grato silenzio e conbenigna udienza state attendendo questa sua venuta, eccola che misiegue: non mai verrebbe fuora s'io prima di lei non uscissi. A me stail menarla dove mi piace, le sono—per dirvela onestamente—come unruffiano. Ella non pensando d'aver a comparir fra gran cerchi di síampio teatro né fra sí gran numero di nobilissimi spirti, di personedi tanta autoritá, né di troppo severi e scropulosi giudici dibellezze di donne, appena ponendo i piè su la scena che vedea i volticonversi in lei ed esser bersaglio di tanti occhi, come vergine nonancora informata da alcuno delle cose del mondo, vergognosetta si tiròindietro: per non porsi a pericolo d'esser passata per punte di picchee trafitta nel vivo cosí in secreto come in publico, avea determinatopiuttosto farsi monaca e invecchiarsi in un monistero e contentarsidelle poche lodi ch'avea avute da chi la vidde in casa sua, cheprocacciarsene maggiori uscendo in publico. Al fin l'abbiamo forzata acomparire. Orsú, voi che armati di malignitá siete venuti perbiasmarla, ponetevi gli occhiali che sian lucidi, accioché non vimostrino una cosa per un'altra: ché a vostro dispetto l'invidiaresterá occecata da' suoi raggi. Miratela dalle trecce insino a'piedi, vedete se i membri sian ben disposti, se corrispondono tutte leparti, se fanno fra sé armonia, e se tutta la testura del suo corpo èinsieme dicevole e isquisitamente proporzionata. Vedetela caminare,con quanta leggiadria stende i passi; gustate la lingua che è melata esuave; uditene il parlare che è pieno di salsi scherzi e di gravipiacevolezze; ma il severo del volto non iscema il festevole di motti:cose ch'ave imparate a casa sua e non le sono state poste in bocca daaltri. Però se non respira con quel fiato né sa di quel mele di Ateneo di Roma, iscusatela, ché a tutti non è lecito di andare a Corinto.Porta una toga insino a' piedi, e giuro che sotto il grave della togaricopre molte bellezze, che se ben non è isconcia nella faccia, èmolto buona robba sotto i panni; è ancora piena d'onesti costumi elontana da viziose azioni, onde non è men bella nella bellezza chebuona nella bontá; e giovanetta, come una rosa spunta fuor dellabuccia; e tutta artificiosa, perché non ha veruno artificio. Il piúbello ornamento ch'abbia è che va senza ornamento alcuno: par chepiaccia a se stessa piú cosí schietta come nacque, che con tutti ibelletti che si pongono le donne altrui. Se qualche gioia le pende dalcollo o qualche perla dalle orecchie e vi dispiace